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Agosto 15, 2009 09:24 CEST

Santuario Maria SS della Grazia in Gallico (RC)- La Storia

Autore: Oreste. 7675 Letture
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La storia
 

Gallico - Santuario Maria SS. della Grazia - foto di repertorio

Il Santuario Maria SS. Della Grazia, nel corso della sua secolare storia, fu più volte, distrutto da calamità naturali e altrettante volte, ricostruito dal popolo gallicese, devotissimo alla Santa vergine.
Le origini del Santuario, ed ancora prima la devozione alla Madonna della Grazia si confondono tra la storia e la leggenda.
Il tempietto gallicese era stato già danneggiato dalla tremenda alluvione del 1873, poi rimesso a nuovo per essere completamente distrutto dall’altra alluvione che si registrò, a Gallico il 20 0ttobre del 1880.
Dopo alluvione del 1880, nel 1887 era stato fatto l’inventario degli arredi sacri, utensili ed altro e la chiesa risultava ricca. In seguito all’alluvione scamparono solo pochi oggetti, tra i quali un ostensorio d’argento, una pisside, tre calici d’argento, un incensiere e una navetta d’argento, due collane d’oro del peso di due once e mezzo, 170 pezzi di voti d’oro del peso di dodici once.
A quell’epoca a sorreggere la devozione a Maria della Grazia vi era una congregazione di 289 fratelli.
Il Santuario, fu ricostruito sullo stesso punto per l’interessamento dell’allora sindaco Domenico Trapani Lombardo, padre di Antonio, sindaco circa 30 anni dopo, quando fu di nuovo raso completamente al suolo dal sisma il 28 dicembre del 1908. Antonio Trapani Lombardo., in quella occasione, fece, insieme ai gallicesi, il famoso voto, che realizzò dopo circa cinquant’anni, la ricostruzione dell’attuale Santuario. Sin dall’ora fu composto un apposito comitato, che si interessò costantemente degli sviluppi di ogni pratica e che, sin dal 1935, aveva acquistato  a nome dell’arcivescovo mons. Carmelo Puja i diritti a mutuo per circa due milioni di lire, che dovevano servire per la ricostruzione del Santuario e la costruzione di un’opera di beneficienza da aggregarsi allo stesso.
I Trapani Lombardo e la ricostruzione del Santuario
Per completare la pratica, occorreva documentare la proprietà del suolo sul quale dovevano sorgere i progettati edifici. Tale documentazione, però, non poteva essere fornita per il suolo sul quale sorgeva il Santuario prima del terremoto, in quanto questo era stato costruito abusivamente sul suolo demaniale. Per evitare che i diritti a mutuo acquistati andassero perduti, la signora Maria Concetta Trapani Lombardo, consorte di Antonio, cedette a mons. Puja, Arcivescovo di Reggio Calabria, con atto pubblico, un suolo di complessive 1600 mq. In Fondaco Nuovo, di sua proprietà.
27.211 mq di terreno per il Santuario
Se non che, nel 1942, durante la guerra, fu fatta dal Governo una convenzione con la Curia di Reggio Calabria e tutto fu transatto, annullando anche i mutui a

favore della Chiesa. Antonio Trapani Lombardo, che aveva anticipato la somma per acquisto dei diritti, si dovette accontentare solo del rimborso del 50 per cento. Nel 1947 l’idea di costruire il Santuario sull’antico suolo era ancora viva nei gallicesi, ma un sopralluogo del Genio Civile  non lo permise perché non ritenne il suolo adatto allo scopo e il Comitato venne perciò alla determinazione di comprare dallo Stato 750 mq di terreno alluvionato dal torrente S. Biagio, ai quali vennero, in seguito, aggiunti 27.517 mq dello stesso terreno.
Trapani Lombardo affida il progetto al prof. Montuori
La pratica fu lunga, laboriosa e non facile, ma, finalmente, il 10 gennaio del 1951 fu stipulato l’atto relativo, grazie al costante interessamento e ai continui viaggi a Roma di Antonio Trapani Lombardo; il quale affidò il progetto al prof. Eugenio Montuori, per studiare a fondo l’ambiente e creare un’opera ad esso consona, si fermò tre giorni a Gallico, ospite della famiglia Trapani Lombardo. Appena redatto, il progetto ottenne tutte le approvazioni, prima fra tutte quella di mons. Antonio Lanza, arcivescovo di Reggio Calabria, poi della Pontificia Commissione di Arte  Sacra.
Nella seduta del 18 novembre del 1948 è data comunicazione al Comitato per la ricostruzione del Santuario direttamente dal Presidente di quello Alto Consenso, Giovanni Costantini, Arcivescovo di Colosse. Il 2 luglio del 1949, lo stesso Comitato riceveva dal Ministero dei lavori pubblici (tramite una lettera del Direttore Generale dei Servizi Speciali, G. De Porcellinis) l’approvazione riguardante i calcoli statici e tecnica di costruzione, la quale era stata affidata alla competenza del gallicese ing. Antonino Lazzarino. Così la non facile e non breve pratica  è stata coronata da successo. Il Santuario dedicato a Maria SS della Grazia, risorse sul lato a monte di una spaziosissima piazza, in posizione elevata, da cui, dominando tutta la plaga sottostante, guarda verso lo Stretto di Messina.
La costruzione del Sacro Edificio è stata prevista con struttura completamente in cemento armato e calcolata con i criteri fissati per le zone terremotate di prima categoria. L’importo dei lavori, computato il 10 febbraio del 1949, ammontava a lire 3.000.000, ma quando il santuario fu completato, la soma si era addirittura triplicata.
Si inizia una sottoscrizione popolare
Antonio Trapani Lombardo, visti falliti tutti i suoi tentativi per ottenere un finanziamento statale, ruppe gli indugi e decise di iniziare i lavori malgrado la somma a disposizione  era esigua. Così il 2 luglio del 1956, si diede luogo alla cerimonia della posa della “Prima pietra” e i lavori iniziarono sotto la direzione dell’ing. Francesco Gangemi.
Il 23 novembre dello stesso anno, S.E. mons. Giovanni ferro, allora vescovo di Reggio Calabria, ritornando da Calanna, fece breve sosta ed ha potuto notare che i lavori procedevano alacremente e, rivolgendo parole di augurio e di incoraggiamento agli operai del cantiere, grazie ai quali era stato possibile iniziare i lavori, ha voluto lasciare come tangibile segno della sua generosità, un premio in danaro, da distribuire fra di loro.
Alcuni mesi dopo, Trapani Lombardo e il Comitato si resero promotori di una sottoscrizione popolare fra i cittadini gallicesi, che risposero con grande generosità animata dalla fede, e si affidarono alla magnanimità di quanti (Enti e privati) hanno voluto legare il proprio nome a un’opera di fede e di arte. I primi Enti  a sottoscrivere sono stati la Società Elettrica delle Calabrie con lire 500.000 e il Consiglio Provinciale di Reggio Calabria con un contributo di 300q.li di cemento.
20 agosto 1960: Consacrazione del Santuario
Il Santuario fu completato nel 1960 e consacrato, con una solenne cerimonia il 20 agosto dello stesso anno durante i festeggiamenti in onore di Maria santissima della Grazia, ma Trapani Lombardo non era più; era infatti morto da due anni (10 gennaio 1958) lasciando quasi in eredità, ai suoi tre figli: Giuseppe, Antonio e Mario, il suo impegno, il suo zelo e la sua devozione a Maria.
Oratore ufficiale, in quella memorabile cerimonia, era stato il giudice Domenico De Caridi.
Il primo parroco che celebrò la Santa Messa nel nuovo santuario fu don Giuseppe Cilione, nipote del canonico Nicola Cilione.
Il Comitato per la ricostruzione dell’Edificio Sacro, del quale facevano parte anche persone di Prioli e di S. Domenica,dichiarò apertamente di opporsi alla costruzione di un muro lungo 750 m. che avrebbe dovuto proteggere il tempio perché questo avrebbe costituito un grave pericolo per quelle contrade.

Dopo una lunga e laboriosa corrispondenza, compilazioni di memoriali, pubblicazioni su quotidiani e un’intensa opera parlamentare svolta da Trapani Lombardo, finalmente il 29 dicembre 1952, si deliberò che il 4 gennaio successivo si doveva dare inizio ai lavori; quel giorno, infatti, alla presenza di un folto pubblico e delle più alte autorità di Reggio Calabria, fu posta la prima “Prima pietra”. Si stabilì contemporaneamente , che quella strada doveva essere chiamata “Via Asilo di Infanzia Maria Concetta Trapani Lombardo”.
Il palazzo retrostante al Santuario, costruito, quasi contemporaneamente, non servì  propriamente ad opere di beneficenza così come era nei fini di A. Trapani Lombardo. Nel 1963 l’edificio, assieme al Santuario, affidato alla custodia e alla gestione dei Padri Gesuiti, fu adibito ad altri usi.
Quando, circa tre anni dopo, i Padri Gesuiti lasciano, per loro ragioni, il santuario e il palazzo, questi furono affidati a un giovane sacerdote, originario di Bagnara Calabra, che volse, mirabilmente, il suo compito anche se il breve periodo di circa sei mesi. Nell’agosto del 1966 la reggenza del santuario viene affidata a Padre Aurelio Cannizzaro, dell’ordine dei Saveriani, il quale, da solo, sin dal primo giorno, si è dedicato, con passione e dedizione, non solo alla beneficenza, ma anche all’abbellimento degli spazi adiacenti al santuario creando, giorno dopo giorno, l’ormai famoso “Parco della Mondialità”.
Oggi il Santuario, oltre ad essere un punto di riferimento  per l’adorazione della vergine Maria, è anche un Centro di Animazione Missionaria Saveriana.
Il progetto Montuori del nuovo Santuario: descrizione
La Pianta del Tempio a croce latina , misura una lunghezza totale di 35,56 mt e una larghezza di 18,50 mt sul lato posteriore e di 10,50 mt sul fronte, mentre, l’altezza massima è di 14,30 mt.
Sul davanti della Chiesa sono stati ricavati due celle campanarie, con trifore ai due lati del portale d’ingresso.
L’altare maggiore è un abside a forma rettangolare, profonda 7 metri.
La navata principale è divisa in 8 scomparti (4 per lato). Nel transetto, originariamente, erano stati posti due altari secondari, oggi nel lato destro entrando vi è la cappella per il Santo Sacramento e sul lato sinistro il transetto ospita una pala su cui è dipinto la pace. Opera voluta da p. Nicola Colasuonno, già rettore del Santuario. Sul lato del transetto destro, sempre per volontà di p. Nicola, da una stanza ripostiglio è stata ricavata la Cappella di S. Francesco Saverio.
Ai lati dell’abside  centrale ci sono i pulpiti sopraelevati dal pavimento.
Le cantorie si affacciano ai lati del’abside, al di sopra dell’altare maggiore.
Nella parte retrostante ci sono i servizi necessari al funzionamento della chiesa.
All’ingresso principale del Tempio si accede a mezzo di un’ampia scalinata, ai lati della quale si elevano alti parallelepipedi sormontati da due grandi bracieri metallici, che vengono accesi nelle occasioni. Da qualche anno il comune di Reggio, antistante il Santuario ha fatto costruire un sacrato attrezzatori panchine e luci a forma di prua di nave.
Sulla facciata, al disopra del portale d’ingresso, è sistemato un grandioso mosaico che rappresenta la Madonna Assunta, sollevata verso il cielo da una gloria di Angeli.
Nell’interno, le lesene e le pareti del transetto, secondo il progetto Montuori, erano previste ad imitazione pietra naturale, mentre il pavimento era previsto in marmo di Carrara. Così anche gli altari e la balaustra dell’altare Maggiore erano previsti in marmo  colorato, a disegni. Anche sul pannello di fondo, nel quale è collocata la sacra Immagine di Maria SS. Della Grazia, era previsto un rivestimento con mosaico di vetro a tinte sfumate; ma impreviste difficoltà hanno impedito di mandare a termine tali accorgimenti decorativi. L’architetto Montuori, nel creare il suo progetto, aveva rivolto il suo studio alla risoluzione delle caratteristiche estetiche, contemperandole al requisito essenziale di una costruzione dedicata al sentimento della devozione popolare ed alla semplicità delle forme, caratteristiche dei popoli latini e mediterranei, richiamandoli ai più belli esempi dell’architettura medievale e dell’Italia Meridionale, arricchendo e decorando solamente le parti principali, che dovrebbero fare risalto nella severità della costruzione.
I Miracoli
Nel 935 il territorio sambatellino fu occupato per 15 anni dai saraceni che si impossessarono del castello ubicato in località chiamata Fantino, seminando ovunque, terrore, disonore e morte. E per questo gli abitanti di sambatello si rivolgevano alla Madonna della Grazia  chiedendole di allontanare da loro quella terribile calamità. Nel 950 i reggini corsero in aiuto dei sambatellini e degli abitanti del circondario, sconfiggendo e cacciando definitivamente i saraceni. La madonna aveva fatto la grazia e i sambatellini con i borghi di Diminniti, S. Giovanni S. Domenica, S. Biagio e S. Giuseppe la dichiarano loro Protettrice.
Quando nel 1617 S. Domenica venne elevata a parrocchia si staccò da Sambatello e nel 1618 il casale di S. Biagio , che si trovava alle falde di ponente della Motta Rossa, nel territorio dove ancora oggi  viene chiamato San Biageddhu, ottenne lo stesso privilegio, nella vecchia chiesetta di S. Biageddhu, che sorgeva sulla sponda destra del torrente Vena, alla venerazione del popolo era rimasta sola l’effige della Madonna della Grazia, dove fu custodita gelosamente fino al 20 ottobre del 1880, quando il tempietto, già completamente interrato dalla tremenda alluvione del 1783, venne quasi distrutto.
Nel 1884, il colera mieteva vittime tra Reggio e Messina. Tal Pasquale Maltese, abitante a Gallico, di fronte alla fontana Tre canali, andò un giorno a Messina e ritornato, morì, preso da quel terribile morbo. Molti gallicesi furono contagiati, ma, miracolosamente, nessuno morì di colera, grazie all’aiuto della madonna, alla quale la popolazione, compatta, ebbe a rivolgere, anche allora, le più fervide preghiere.
Con Decreto Reale del 15 luglio del 1909 il Governo, per le presunte condizioni sismiche della zona, aveva posto il divieto di ricostruzione di gallico Superiore. Il popolo di Gallico, che dopo il terremoto si recò al Santuario distrutto, baciando quei ruderi piangeva e pregava implorando. Il Giovane sindaco in quella occasione fece pubblica promessa alla Madonna  che avrebbe dato tutto il suo impegno affinché il santuario a Lei dedicato risorgesse in quello stesso luogo con il paese di Gallico, più belo di prima. La madonna esaudì le preghiere dei gallicesi , così il divieto di ricostruire Gallico Superiore nello stesso sito di prima fu tolto dal Governo nel 1912. e poi tanti miracoli sono legati a guarigioni alle intercessioni personali alla madonna della Grazia di fedeli devoti.
Fonti:
Nuovo Giangurgolo, mensile d’informazione della Zona Nord di Reggio Calabria;
Antonio Trapani Lombardo –Senatore del Regno ed. Nuovo Giangurgolo;
Pino Santoro, “Gallico-Sambatello, Guida storico-sociale alla IX Circoscrizione di Reggio Calabria”, Gangemi Editore



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